Se c’è più verde siamo tutti più buoni!

Mi piace cominciare quest’anno parlando di una ricerca molto interessante che ha messo in correlazione il verde urbano con il benessere psico-fisico e la sicurezza in città.
Il 10 gennaio, al Caffè Scienza di Firenze, il docente Francesco Ferrini del Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente all’Università di Firenze, ha coordinato un convegno su “Verde urbano: solo estetica o reale benessere”.
Durante la serata ha illustrato i risultati di alcune ricerche condotte sulle interazioni tra il comportamento umano e i grandi ambienti urbani.
Che cosa ne è emerso? E’ stato dimostrato che la presenza di verde urbano influisce positivamente sulla diminuzione dei reati e delle problematiche sociali.

La ricerca capostipite che ha messo in relazione verde e benessere pubblico

La prima ricerca condotta su queste tematiche è stata realizzata a Chicago, negli anni ’80, in un sobborgo urbanizzato in una zona problematica della città. La “Public Works Administration” realizzò un progetto di edilizia residenziale pubblica battezzato “Ida B. Wells Homes” in onore dell’attivista nera dei primi del ‘900. Furono costruiti 98 condomini tutti uguali, metà di questi erano stati costruiti con giardini condominiali, l’altra metà non presentava aree verdi annesse. Dopo diversi anni in cui sono stati analizzati i report della polizia, nei condomini con più verde attorno si è notata una diminuzione del 50% in media delle violenze domestiche, delle violenze contro la persona, dei furti e degli omicidi.
Sempre negli Stati Uniti, negli anni ’90, sono state portate avanti ulteriori ricerche che miravano a valutare l’impatto del verde su tanti aspetti dell nostra vita: sul clima, sull’ambiente cittadino, sull’abbattimento degli inquinanti ma anche sulla criminalità, sull’abuso di sostanze stupefacenti, sulle violenze.

Aree verdi si, ma ben curate

Un’altra ricerca condotta a Philadelphia ha messo in correlazione aree verdi ben progettate e ben gestite con una diminuzione di tutte le problematiche sociali, anche nelle fasce deboli o tra i giovani e gli anziani.
Il verde che ci circonda aiuta a vivere meglio ma solo se queste aree vengono realizzate e mantenute al meglio.

Se un’area verde è trascurata o abbandonata si ha purtroppo l’effetto contrario. Basti pensare al bosco di Rogoredo vicino alla stazione ferroviaria, in una zona degradata di Milano, dove non c’è nulla che richiami il bosco ma, purtroppo, un ecosistema umano molto fragile fatto di spaccio di droga e reati violenti. Se un parco, un giardino pubblico o anche solo un’aiuola è ben progettata e pianificata e se queste aree vengono costantemente curate e pulite, sono sicuramente più fruibili e chi le vive le rispetta di più.
Ne è un esempio Medellin, città del colombiano Pablo Escobar, che ha visto tanto sangue scorrere nelle sue strade, ma che ora è una città bella, pulita e dove i nuovi parchi sono molto frequentati da tutti i cittadini.
Bisognerebbe quindi ampliare le aree verdi del tessuto urbano magari ripartendo proprio dalle aree marginali. Dovrebbero essere riqualificate tutte le aree abbandonate con progetti nuovi, esteticamente gradevoli e pensati per essere vissuti da tutti, quotidianamente.

Benessere estetico, fisico ed economico

La riqualificazione delle aree verdi porta benessere ma anche benefici economici enormi.

Per capirlo basta leggere i dati di una ricerca realizzata negli Stati Uniti nel 1973. Per dieci anni sono stati analizzati migliaia di pazienti sottoposti a cistectomia sulla base della camera in cui trascorrevano la settimana di degenza. I pazienti che avevano una camera con finestra che dava su un parco, ebbero una degenza inferiore di 1,24 giorni e una dose di antidolorifici inferiori al 26% rispetto ai pazienti la cui camera guardava verso un muro di mattoni. Calcolando che il costo giornaliero di un posto letto varia dai 500 agli 800 euro, per un solo giorno di degenza in meno si avrebbe un risparmio economico di miliardi di euro.
E’ stato stimato inoltre che, tra il 2011 e il 2013, il costo delle malattie mentali, a livello mondiale, sia stato di ben 16 mila miliardi di dollari.
In Europa le malattie mentali costano 800 miliardi di euro/anno. Nel 2014 si sono avuti costi per 92 miliardi di euro/anno per ore di lavoro perdute a causa della depressione.
In Italia la spesa per problemi legati alla sfera mentale ammonta a circa 14 miliardi di €/anno (Cost of disorders of the brain in Europe 2010 – European Brain Council ).
Infine, la depressione sarà, nel 2030, la prima causa al mondo dei giorni di lavoro persi per disabilità (Sole24ore, 2018).
Cominciare a pensare al verde pubblico come fonte di benessere psico-fisico potrebbe aiutare, con una spesa ridotta, a risolvere un problema dai costi sociali imponenti.
Lo sanno bene a New York dove, nel 2017, sono stati piantati un milione di alberi in tutta la città partendo proprio dalle zone in cui la percentuale dei reati, dei problemi sociali e delle persone affette da malattia mentale erano maggiori.

Quale contributo possiamo dare

In Italia siamo molto indietro su questi aspetti ma Francesco Ferrini con l’Università di Firenze, in collaborazione con altri enti, sta portando avanti nuove ricerche sul nostro territorio per valutare il rapporto tra criminalità e verde pubblico.
Ora tocca a noi fare qualcosa per le nostre città, a cominciare dai nostri balconi. Riempiamoli di piante, curiamoli con amore. Scendiamo in campo: prendiamoci cura del nostro giardino, di un’aiuola pubblica o, perché no, di un orto condiviso.

 

Per chi volesse approfondire questi argomenti può leggere l’articolo scritto da Ferrini su Economia e Finanza o ascoltare la puntata del 12 gennaio “L’altro pianeta” di Laura Bettini su Radio 24.


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