E dopo il raccolto cosa rimane?

Abbiamo lavorato la terra, concimato, seminato, ci siamo presi cura degli ortaggi e abbiamo raccolto i frutti del nostro lavoro.

Cosa ci rimane?

Goderci l’orto!

Ottava Tappa, ottavo Valore:

IL RIPOSO

 

Il riposo è necessario

Il riposo è una fase importantissima per rigenerarsi.

Nella tappa sull’apprendimento abbiamo imparato che la mente per riattivarsi ha bisogno di riposo.

Anche il corpo ha bisogno di riposo.

Anche l’orto ha bisogno di riposo.

Chi coltiva un orto sa bene quanta energia occorre in certe fasi di lavoro.

Smuovere la terra, zappettarla, togliere le malerbe, stendere il letame, sono lavori faticosi.

Anche stare nell’orto al freddo invernale o sotto il sole estivo o in mezzo a nugoli di zanzare è impegnativo.

Per questo dobbiamo trovare momenti in cui riposarci, come sta facendo Angela sul morbido letto di paglia che abbiamo utilizzato come pacciamatura dell’orto sinergico.

Strategie di riposo nella Natura

Le piante, così come molti animali, hanno trovato una strategia per andare in riposo.

C’è chi va in letargo e chi in quiescenza.

In inverno tutto è quiete.

Un tempo sospeso ma assolutamente non morto.

La Natura si sta riposando per riesplodere in primavera più viva che mai!

E l’orto come può riposare?

L’orto riposa facendo riposare il terreno.

Se stressiamo il terreno coltivando ortaggi troppo esigenti dopo poche stagioni esauriremmo la fertilità di quel terreno.

Strategie di rigenerazione del terreno

Il terreno ha bisogno di tempo per rigenerarsi.

Lo sapevano bene i primi agricoltori che già 10.000 anni fa avevano imparato, osservando la natura intorno a loro e sperimentando in campo, che per ottenere un raccolto migliore bisognava far riposare il terreno. Un anno si coltivava un campo e l’anno successivo lo si lasciava a maggese (rotazione biennale).

Per un anno intero non si coltivava su quel terreno ma si facevano delle lavorazioni, in epoca medievale nel mese di maggio, che impedivano il proliferare delle malerbe. La vegetazione spontanea che si sviluppava tra la raccolta della coltura precedente e la prima lavorazione veniva utilizzata per l’alimentazione animale.

Questa pratica è andata avanti per secoli fino alla prima rivoluzione agricola, quando in Europa, nel XVII secolo, per aumentare la redditività agricola venne introdotto il sistema Norfolk (contea inglese) basato sulla rotazione pluriennale delle colture. Si coltivavano in successione, ad esempio, lino, rapa, avena, trifoglio. In questo modo si ottenevano raccolti per l’uomo e il bestiame ma allo stesso tempo si garantiva un terreno morbido, arieggiato e ricco di nutrienti. Infatti, le radici molto sviluppate delle rape smuovono il terreno superficiale e lo arricchiscono in biomassa. Quelle profonde dell’avena riportano nutrienti negli strati superficiali. Quelle azotofissatrici del trifoglio arricchiscono di azoto il terreno.

Le rotazioni nell’orto sinergico

Nell’orto sinergico, come nelle principali agricolture organiche, avviene una successione simile delle colture. L’aiuola è sempre coltivata per ottenere una maggior produzione ma gli ortaggi si alternano in modo tale che il terreno non si impoverisca, anzi, si arricchisca di nutrienti e sostanza organica.

Si applicano rotazioni su 3 o 4 anni.

Si alternano ortaggi forti, medi e deboli consumatori. La quarta stagione può essere dedicata ad una specie da sovescio (pacciamatura verde).

Il terreno così si rigenera.

Il riposo dell’ortista

E noi, come ci rigeneriamo?

Noi ci rigeneriamo camminando nelle fasce boscate che proteggono l’orto dal caos cittadino e ascoltando i canti delle cince o il tamburellare del picchio sui tronchi cavi.

Noi ci rigeneriamo sedendoci sul muretto a secco dell’aiuola di aromatiche e osservando l’andirivieni delle api bottinatrici cariche di polline o lo svolazzare della simpaticissima sfinge colibrì che allunga la spirotromba nei calici dei fiori.

Noi ci rigeneriamo sdraiandoci sulla paglia, guardando nel cielo limpido i volteggi delle poiane e godendoci la frescura del giuggiolo.

Noi ci rigeneriamo nell’orto perché l’orto è quiete, l’orto è riposo, l’orto è pace!